giovedì 20 novembre 2008

Scusate

l'assenza....ma mi rifaccio subito mandandovi un bel "polpettone".

Centro Piloto di Camilo Daza: un sogno che stiamo realizzando.
Qui nei barrios della missione fervono i preparativi, i cantieri sono aperti, un nome misterioso circola per i barrios: “Centro Piloto”. Gli abitanti dei barrios si domandano cos’e’? Dove sta? Arrivano curriculum di ragazzi che chiedono di lavorarci. Dietro la Chiesa scalabriniana del Barrio “Camilo Daza” una strana costuzione sta prendendo luce, prima un piano…poi un altro. Prima nascosta, adesso visibile, dal vicino Barrio “Brizas”, sino al piu’ lontano barrio “Simon Bolivar”. Ma cos’e’? Un idea? Un sogno che sta prendendo realta’? Un’utopía?
L’idea e’ nata dall’esperienza e dalla buona volonta’ delle persone che in questi anni hanno lavorato nella missione scalabriniana di Cucuta, ma anche grazie ai contributi, sempre utili, dei numerosi volontari che sono passati di qua, chi per pochi mesi, chi per tempi piu’ lunghi.
L’idea e’ quella di mettere insieme in un luogo, in uno spazio aperto alla gente, le esperienze di anni di lavoro con la gente desplazada.
Tante persone che sono arrivate in questi anni a Cucuta, alla ricerca di un posto dove ripararsi dai dolori, dalle lunghe traversie di una vita sempre in fuga, alla ricerca di un posto migliore dove vivere e che pensano di ricreare qui la propria esistenza sconvolta da anni di guerra, di violenza, di sopraffazione. Ma anche tanta gente che semplicemente vive in questi barrios marginali, perche’ non ha altra scelta, e si muove ormai in base alla legge del caso o della semplice sopravvivenza.
Cucuta e’ una della tappe di uno dei tanti “viaggi della speranza” che da sempre accompagnano la storia dell’uomo. Tuttavia la realta’ dei barrios e’ difficile, le case sono spesso fatiscenti e i servizi assenti o molto scarsi, la qualita’ della vita e’ molto bassa e molti sono gli episodi di violenza di vario tipo.
Anche se da anni i padri scalabriniani si adoperano, attraverso le scuole, le mense, le chiese e molteplici altre attivita’, per dare un aiuto concreto, oltre che spirituale, a questa gente, i problemi dei barrios sono ancora tanti. Tra la gente di barrios appare molto scarso il senso di comunita’ il senso di appartenenza, il senso di collaborazione. Troppe le emergenza, troppe le mancanze, troppe le perdite per costruire un senso di identita’. La gente non e’ ancora abituata a costruire, a guardare la realta’ in senso prospettico, a pensare ad un futuro, tutto e’ quotidiano: si vive alla giornata. Perche’ la gente ancora non ha, una base sicura concreta, ma anche psicologica dove appoggiarsi.
Qui i padri sacalabriniani da anni cercano di dare una risposta ai bisogni della gente desplazada, bisogni, per lo piu’ primari: un luogo per dormire, cibo, medicine, ma anche solidarieta’ e un conforto spirituale, sempre nella ricerca di un recupero della dignita’ umana.
Accrescere la capacità di una comunità vale a dire migliorarne l’abilità di agire per se stessa. E questo non significa solo incrementare i servizi per la collettività o le infrastrutture come le strade, gli impianti di risanamento, l'acqua, l'accesso all’istruzione e all’assistenza sanitaria ma creare un senso di comunita’: sviluppare l’empowerment psicosociale.
Il concetto di empowerment, nato dagli studi di psicología di comunita’ mira a promuovere il benessere individuale, gruppale e collettivo, attraverso un'opera "emancipatoria" e di forte carica sociale. La metodologia di empowerment, a differenza di un approccio basato sul “fare la carita’ mira a rafforzare la comunità limitando la sua dipendenza da risorse esterne. L’acquisizione di competenza, maggior fiducia in sé, miglior organizzazione non può avvenire per merito delle organizzazioni benefiche o per la donazione di risorse dall’esterno. Può essere si’ favorita da azioni “esterne” ma solo se tutti i membri della comunità vi partecipano sin dall’inizio, decidendo di intraprendere una determinata azione, identificando eventuali risorse sommerse interne alla comunità e sviluppando un senso di appartenenza e responsabilità verso le infrastrutture comunitarie dall’inizio alla fine dei progetti. Le azioni e gli interventi centrati sull’empowerment mirano a rafforzare il potere di scelta degli individui, migliorandone le competenze le conoscenze in un’ottica di emancipazione culturale e sociale.
Da questi presupposti nasce l’idea della creazione del Centro Piloto di Camilo Daza.
Il Centro piloto nasce dall’idea di creare nel barrio Camillo Daza, uno spazio, rivolto anche alle persone degli agli altri barrios della missione, dove poter fornire un’ulteriore aiuto alla gente dei barrios. La filosofía del centro e’ quella di un laboratorio di emancipazione e sviluppo dove, tutte le persone che vivono nel barrios, e tutte le figure professionali che in qualche modo ne sono coinvolte, possano fornire le loro competenze, esigenze o disponibilita’ per il miglioramento della qualita’ della vita dei barrios.
Il Centro Piloto sara’ dotato di una struttura propria che fungerà da centro di coordinazione e formazione per le differenti attività, in particolare le attività prettamente inerenti all’educazione. All’interno dello stesso si prevede una biblioteca, un sala studio, un’aula informatica utilizzabile per corsi di informatica e per consultazione del servizio internet, uno sportello di attenzione medica e legale per gli studenti e le loro famiglie e uno spazio sportivo.
Le finalità principali del Centro sono quelle di favorire l’apprendimento, la socializzazione e l’espressione emotiva dei bambini e adolescenti desplazados o comunque residenti nei barrios, promuovere la salute psicofisica dei bambini, sviluppare la genitorialità delle figure di attaccamento e fornire un supporto agli insegnanti attraverso uno sportello di consulenza o corsi di formazione.
Il Centro per conseguire i suoi obiettivi intende avvalersi della collaborazione delle realtà operanti sul territorio quali associazioni, enti pubblici o privati, università.
Il Centro sara’ dotato di una biblioteca e di una ludoteca per i bambini e i ragazzi che afferiscono alla scuole della missione ma anche per tutti i ragazzi dei barrios, una sala internet, spazi di lettura, ci saranno spazi per riunioni, spazi per teatro e proiezione di film, e per attivita’ sportive. Ma prima di tutto il centro di discussione de creazione di nuove idee per il miglioramento della qualita’ della vita dei barrios e per uno sviluppo della comunita’ nel suo insieme. Sono previsti degli spazi per fornire agli abitanti un’assistenza medica per la prevenzione primaria secondaria e terziaria e un’ assistenza legale. Ma sono previste anche mense ecc.
Scendendo nei dettagli la struttura prevede due piani, rispettivamente di 160 e di 260 metri quadri disponibili. Il primo piano sara’ adibito a Biblioteca (40 metri quadri), sala studio (80 metri quadri), due uffici per assistenza legale e psicologica, un bagno per disabili e due depositi, mensa e materiale artistico e sportivo. Il secondo piano sara’ adibito ad uffici per l’amministrazione (100 metri quadri), sala informatica e internet (125 metri quadri) sala convegno (40 metri quadri) e una terrazza con bagno. Infine lo spazio Centro Piloto prevede un’area sportiva polivalente (60 metri quadri), bagni per bambini e un area giochi con chiosco.
L’apertura del Centro Piloto e’ prevista per il mese di gennaio 2009.
Un altro obiettivo dei prossimi mesi che si sviluppera’ parallelamente alla nascita del Centro Piloto sara’ quello di sviluppare le attivita’ delle lúdicas.
Le lúdicas sono attivita’ di doposcuola nate sotto l’impulso di molti volontari che si sono susseguiti in questi anni nella missione di Cucuta. Sono nate per varie necessita’: fornire uno spazio di gioco a bambini che passano la maggior parte del tempo per strada e per aiutarli a fare i compiti. Negli ultimi tempi sono stati proposte in questi spazi, attivita’ di gioco strutturato, per favorire la socializzazione e lo sviluppo cognitivo ed emotivo dei bambini. Con la creazione del Centro Piloto, si pensa di dare un’organizzazione piu’ forte anche a queste attivita’. A tale proprosito si sta creando una programmazione, per migliorare questo tipo d’intervento.
Un ulteriore impegno che stiamo portando avanti in questi mesi e’ quello di selezionare e formare del personale che possa lavorare con i bambini nelle lúdicas. E’ previsto il rafforzamento delle Ludicas dei barrios Brizas, Scalabrini e Simon Bolivar e la creazione di una nuova lúdica proprio nel Centro Piloto di Camillo Daza.
Le idee non sono finite e parlando con Mirco e con il padre ne escono, come da un cilindro magico, sempre di nuove. Corsi di teatro, scuole d’ arte, ecc ecc. Nessuno ci ferma piu’. Speriamo bene!!!
Ah! Dimenticavo! Dal prossimo anno la Mision Cucuta prendera’ in gestione le attivita’ che padre Roberto ha sviluppato in questi anni di sua permanenza in Tibu’, nello specifico si prendera’ in carico la gestione ed amministrazione del Centro Educativo Scalabrini di Tibu’ e le sue tre mense.
Al piu’ presto scrivero’ aggiornamenti anche su questo.
Un saluto ai lettori. Sosteneteci!!!

Leo

domenica 16 novembre 2008

un anno fa...che nostalgia

Esattamente un anno fa ero in volo per la Colombia, con la testa piena di dubbi e timori per quello a che stavo per iniziare...3 mesi in una terra dalle 1000 soprese e che ha messo in discussione tutta la mia esistenza. Chi ha già fatto la mia stessa esperienza può capire a cosa mi riferisco, chi invece sta per partire...beh...vivetevi il periodo di missione a 360°, non ve ne pentirete.
Durante il corso ASCS consigliano di tenere un diario, di fissare emozioni e sensazioni, non so come, ma io ci sono riuscita e rileggere adesso quelle pagine, rivivo momenti che avevo quasi cancellato, rimpiazzati dai ricordi più recenti. In quelle pagine mi rivedo com'ero e com'è cambiato, col trascorrere del tempo, il mio modo di guardare e vivere ciò che mi stava intorno, insomma, un esperienza che mi ha messa difronte a dei limiti che non pensavo di avere, che mi ha aperto gli occhi facendomi vedere oltre il muro dell'apparenza e tolta la maschera che con gli anni mi ero creata, ho potuto vivere emozioni impensabili in tutte le sue forme. Voglio condividere con voi, ad un anno esatto dalla mia partenza, quello che ho scritto al mio arrivo a Bogotà e l'ultimo giorno, quando in aereo stavo per tornare a casa.
Bogotá, 17 novembre 2007 secondo giorno
Sono le 4:55 di mattina. Come ormai di consueto in queste ultime settimane, sto passando la notte in bianco, sveglia, con 1000 domande e 1000 dubbi su questa esperienza che sto per fare.
Sono qui nel mio letto nella casa scalabriniana di Bogotà, sveglia ormai da 3 ore, il fuso orario si fa sentire, se fossi a casa sarebbero le ore 8, ora ideale per alzarsi, ma qui, quando ho aperto gli occhi erano 6 ore indietro. Cosa si fa quando non si riesce a dormire e sono le 2 di notte? …Niente! Mi sono girata e rigirata nel letto, guardando le lancette che scandivano i minuti. In queste ore, sveglia, penso e ripenso a cosa son venuta a fare qui, chissà cosa mi immaginavo di Bogotà…non so… sarà la novità o solo la paura di dover fare i conti con una realtà tanto diversa dalla mia, ma quello che ho visto ieri, al mio arrivo in questa terra, non mi è piaciuto. Bogotà non mi piace! Usciti dall’aeroporto, subito un caos indescrivibile e poi tanta, tantissima gente, un via vai impressionante di persone, evidentemente non sono abituata a tutto il casino che si può trovare nelle grandi città, poi a mano a mano che ci si avvicinava alla missione, sempre più miseria e degrado, strade con delle buche pazzesche, dove qualsiasi auto italiana ci avrebbe lasciato non solo gli ammortizzatori, ma anche tutti gli airbag….da non credere, infine ci siamo fermati all’inizio di una via, il tassista si è rifiutato di imboccarla, quindi, pagata la corsa, ci siamo avviati a piedi. Ragazzi che strada! Un insieme di buche e pietre, sembrava quasi di camminare nel bel mezzo di un cantiere edile, la valigia con le ruote che non si poteva mettere a terra….mi sa che non si corre manco con la bici ed a pensarci bene non mi pare di averne viste in giro e poi ancora tanta gente che camminava, anche adesso, che sono nel mio letto, sento le persone che passano e muovono questo strato di pietre e mattoni rotti. Ma da che parte del mondo sono finita? Probabilmente sono solo molto spaesata e non riesco ad apprezzare nulla, di solito mi piacciono le tante bancarelle che affollano le città, ma ieri le ho guardate durante tutto il tragitto che mi portava dall’aeroporto a qua e sono rimasta allucinata…tutta questa novità mi spaventa, eppure sono in Colombia, esattamente nel posto che ho tanto desiderato. Santo cielo, ho perso il conto delle volte che ho sognato di posare i piedi in questa terra ed allora che mi sta succedendo? Dopo tanti sacrifici per fare questo viaggio, ora mi sento persa, mi mancano le persone care e se ci penso un po’ di più, mi viene il magone. Non lo so, ma se dicono che la “Colombia es pasion” qualcosa dovrà cambiare, forse devo solo aspettare che quel momento arrivi.
“Coraggio Manu, ancora questo sabato e poi domani si vola a Cùcuta”.
Sento che li, la mia esperienza prenderà la giusta direzione, troverò Leo che mi ha tranquillizzata prima di partire e mi darà una mano a conoscere questo nuovo posto.
Cùcuta, 15 feb. 2008 h: 07,45 92 giorni
PARTENZA. Aeroporto Camilo Daza.
E’ finita! Sono in aereo, direzione Bogotà, ancora tutta la giornata in terra colombiana e poi…chissà quanto potrò ritornarci, inutile dire che momento difficile sto vivendo, già la festa di addio di ieri sera mi aveva provata parecchio, sono riuscita a trattenere le lacrime anche se dentro mi sentivo morire…e non poter cambiare le cose…
L’aereo ha iniziato a muoversi in questo momento…non riesco neanche a spiegare quello che sto provando in questo preciso istante: dolore, disperazione, impotenza, …ho paura…non riesco più a dare un ordine ai miei pensieri, alle emozioni, sento solo una stretta fortissima al cuore, come se una fune stringesse a mano a mano che l’aereo si posiziona sulla pista…e chi s’immaginava una simile sofferenza…salutare gli amici un ora fa, a casa, è stato difficile, salutare Manuel, Valentin e Alex qui in aeroporto anche peggio……ho impresso nella mente tutto dolore che mi sta accompagnando lontano da Cùcuta ora che l’aereo sta accelerando sulla pista….PARTITI…guardo giù e mentre vedo i luoghi a me cari allontanarsi, non riesco a smettere di piangere.
…questo non è un addio Cùcuta, ci rivedremo un giorno. Promesso!
Bogotà, 15 feb. 2008 h: 22,50
Aeroporto El Dorado
Eccomi qua, imbarcata e seduta al mio posto, la partenza è prevista tra 10 minuti, direzione Madrid. Giornata lunghissima e molto tesa quella di oggi, lasciare Cùcuta questa mattina mi ha fatto troppo male anche se poi, una volta giunta a Bogotà, per prima cosa sono passata al Seminario di Filosofia ed ho ritrovato quasi tutti gli amici con cui avevo trascorso le feste di Natale. Che bello rivedere Willinton, John Jairo, Fabian, Wilson e poi i carissimi Mauricio e Michael è stato un momento bello e commovente in una giornata per me molto triste.
Con Michael e Padre Hector sono andata in centro a Bogotà, il primo giorno da turista in questa terra, a tratti sono riuscita anche a divertirmi, ma i miei pensieri tornavano spesso a Cùcuta…che fatica non piangere. P.Hector nel pomeriggio mi ha poi accompagnata al Barrio Lisboa, al Nido del Gufo, li ho cenato con Lucia, Enrica ed altri amici. …che strano ripercorre al rovescio il viaggio per Bogotà, non ho visto tutto il brutto che, spaventata al mio arrivo in Colombia, mi aveva impressionata, anzi, tutto mi è parso vivibile, accettabile, come può cambiare in 3 mesi il nostro modo di vedere ciò che ci circonda.
Arrivato il momento di partire, Padre Maurizio e Lucia, mi hanno riaccompagnata all’aeroporto, Enrica non ha avuto il coraggio di venire con noi e comunque avrò modo di rivederla molto presto in Italia e dopo i baci, abbracci e raccomandazioni mi sono avviata all’imbarco e qui sono ripiombata nella disperazione totale, mille ricordi hanno iniziato a scorrere uno dopo l’altro, il dolore solo assopito è riesploso…ora mi sento persa, sola e con un solo desiderio, ritornare a Cùcuta…a casa, rivedere tutti, riabbracciarli. …Dio… quanto vorrei essere li adesso.
L’aereo si muove, stiamo partendo, ho salutato Venezia 3 mesi fa quando iniziavo questo mio viaggio piena di sogni e di speranze, ora saluto la Colombia con un bagaglio di ricordi indimenticabili, con sogni realizzati e con altri inaspettati che mi hanno fatto vivere emozioni incredibili...Decollati!...Come ho salutato Cùcuta questa mattina, ora con le lacrime agli occhi saluto anche Bogotà…ma aspettami Colombia, perché ritornerò molto presto.
Adios Paese meraviglioso…
Adios Paese dalle mille sfaccettature e dalle mille sorprese.