Esattamente un anno fa ero in volo per la Colombia, con la testa piena di dubbi e timori per quello a che stavo per iniziare...3 mesi in una terra dalle 1000 soprese e che ha messo in discussione tutta la mia esistenza. Chi ha già fatto la mia stessa esperienza può capire a cosa mi riferisco, chi invece sta per partire...beh...vivetevi il periodo di missione a 360°, non ve ne pentirete.
Durante il corso ASCS consigliano di tenere un diario, di fissare emozioni e sensazioni, non so come, ma io ci sono riuscita e rileggere adesso quelle pagine, rivivo momenti che avevo quasi cancellato, rimpiazzati dai ricordi più recenti. In quelle pagine mi rivedo com'ero e com'è cambiato, col trascorrere del tempo, il mio modo di guardare e vivere ciò che mi stava intorno, insomma, un esperienza che mi ha messa difronte a dei limiti che non pensavo di avere, che mi ha aperto gli occhi facendomi vedere oltre il muro dell'apparenza e tolta la maschera che con gli anni mi ero creata, ho potuto vivere emozioni impensabili in tutte le sue forme. Voglio condividere con voi, ad un anno esatto dalla mia partenza, quello che ho scritto al mio arrivo a Bogotà e l'ultimo giorno, quando in aereo stavo per tornare a casa.
Bogotá, 17 novembre 2007 secondo giorno
Sono le 4:55 di mattina. Come ormai di consueto in queste ultime settimane, sto passando la notte in bianco, sveglia, con 1000 domande e 1000 dubbi su questa esperienza che sto per fare.
Sono qui nel mio letto nella casa scalabriniana di Bogotà, sveglia ormai da 3 ore, il fuso orario si fa sentire, se fossi a casa sarebbero le ore 8, ora ideale per alzarsi, ma qui, quando ho aperto gli occhi erano 6 ore indietro. Cosa si fa quando non si riesce a dormire e sono le 2 di notte? …Niente! Mi sono girata e rigirata nel letto, guardando le lancette che scandivano i minuti. In queste ore, sveglia, penso e ripenso a cosa son venuta a fare qui, chissà cosa mi immaginavo di Bogotà…non so… sarà la novità o solo la paura di dover fare i conti con una realtà tanto diversa dalla mia, ma quello che ho visto ieri, al mio arrivo in questa terra, non mi è piaciuto. Bogotà non mi piace! Usciti dall’aeroporto, subito un caos indescrivibile e poi tanta, tantissima gente, un via vai impressionante di persone, evidentemente non sono abituata a tutto il casino che si può trovare nelle grandi città, poi a mano a mano che ci si avvicinava alla missione, sempre più miseria e degrado, strade con delle buche pazzesche, dove qualsiasi auto italiana ci avrebbe lasciato non solo gli ammortizzatori, ma anche tutti gli airbag….da non credere, infine ci siamo fermati all’inizio di una via, il tassista si è rifiutato di imboccarla, quindi, pagata la corsa, ci siamo avviati a piedi. Ragazzi che strada! Un insieme di buche e pietre, sembrava quasi di camminare nel bel mezzo di un cantiere edile, la valigia con le ruote che non si poteva mettere a terra….mi sa che non si corre manco con la bici ed a pensarci bene non mi pare di averne viste in giro e poi ancora tanta gente che camminava, anche adesso, che sono nel mio letto, sento le persone che passano e muovono questo strato di pietre e mattoni rotti. Ma da che parte del mondo sono finita? Probabilmente sono solo molto spaesata e non riesco ad apprezzare nulla, di solito mi piacciono le tante bancarelle che affollano le città, ma ieri le ho guardate durante tutto il tragitto che mi portava dall’aeroporto a qua e sono rimasta allucinata…tutta questa novità mi spaventa, eppure sono in Colombia, esattamente nel posto che ho tanto desiderato. Santo cielo, ho perso il conto delle volte che ho sognato di posare i piedi in questa terra ed allora che mi sta succedendo? Dopo tanti sacrifici per fare questo viaggio, ora mi sento persa, mi mancano le persone care e se ci penso un po’ di più, mi viene il magone. Non lo so, ma se dicono che la “Colombia es pasion” qualcosa dovrà cambiare, forse devo solo aspettare che quel momento arrivi.
“Coraggio Manu, ancora questo sabato e poi domani si vola a Cùcuta”.
Sento che li, la mia esperienza prenderà la giusta direzione, troverò Leo che mi ha tranquillizzata prima di partire e mi darà una mano a conoscere questo nuovo posto.
Sono le 4:55 di mattina. Come ormai di consueto in queste ultime settimane, sto passando la notte in bianco, sveglia, con 1000 domande e 1000 dubbi su questa esperienza che sto per fare.
Sono qui nel mio letto nella casa scalabriniana di Bogotà, sveglia ormai da 3 ore, il fuso orario si fa sentire, se fossi a casa sarebbero le ore 8, ora ideale per alzarsi, ma qui, quando ho aperto gli occhi erano 6 ore indietro. Cosa si fa quando non si riesce a dormire e sono le 2 di notte? …Niente! Mi sono girata e rigirata nel letto, guardando le lancette che scandivano i minuti. In queste ore, sveglia, penso e ripenso a cosa son venuta a fare qui, chissà cosa mi immaginavo di Bogotà…non so… sarà la novità o solo la paura di dover fare i conti con una realtà tanto diversa dalla mia, ma quello che ho visto ieri, al mio arrivo in questa terra, non mi è piaciuto. Bogotà non mi piace! Usciti dall’aeroporto, subito un caos indescrivibile e poi tanta, tantissima gente, un via vai impressionante di persone, evidentemente non sono abituata a tutto il casino che si può trovare nelle grandi città, poi a mano a mano che ci si avvicinava alla missione, sempre più miseria e degrado, strade con delle buche pazzesche, dove qualsiasi auto italiana ci avrebbe lasciato non solo gli ammortizzatori, ma anche tutti gli airbag….da non credere, infine ci siamo fermati all’inizio di una via, il tassista si è rifiutato di imboccarla, quindi, pagata la corsa, ci siamo avviati a piedi. Ragazzi che strada! Un insieme di buche e pietre, sembrava quasi di camminare nel bel mezzo di un cantiere edile, la valigia con le ruote che non si poteva mettere a terra….mi sa che non si corre manco con la bici ed a pensarci bene non mi pare di averne viste in giro e poi ancora tanta gente che camminava, anche adesso, che sono nel mio letto, sento le persone che passano e muovono questo strato di pietre e mattoni rotti. Ma da che parte del mondo sono finita? Probabilmente sono solo molto spaesata e non riesco ad apprezzare nulla, di solito mi piacciono le tante bancarelle che affollano le città, ma ieri le ho guardate durante tutto il tragitto che mi portava dall’aeroporto a qua e sono rimasta allucinata…tutta questa novità mi spaventa, eppure sono in Colombia, esattamente nel posto che ho tanto desiderato. Santo cielo, ho perso il conto delle volte che ho sognato di posare i piedi in questa terra ed allora che mi sta succedendo? Dopo tanti sacrifici per fare questo viaggio, ora mi sento persa, mi mancano le persone care e se ci penso un po’ di più, mi viene il magone. Non lo so, ma se dicono che la “Colombia es pasion” qualcosa dovrà cambiare, forse devo solo aspettare che quel momento arrivi.
“Coraggio Manu, ancora questo sabato e poi domani si vola a Cùcuta”.
Sento che li, la mia esperienza prenderà la giusta direzione, troverò Leo che mi ha tranquillizzata prima di partire e mi darà una mano a conoscere questo nuovo posto.
Cùcuta, 15 feb. 2008 h: 07,45 92 giorni
PARTENZA. Aeroporto Camilo Daza.
E’ finita! Sono in aereo, direzione Bogotà, ancora tutta la giornata in terra colombiana e poi…chissà quanto potrò ritornarci, inutile dire che momento difficile sto vivendo, già la festa di addio di ieri sera mi aveva provata parecchio, sono riuscita a trattenere le lacrime anche se dentro mi sentivo morire…e non poter cambiare le cose…
L’aereo ha iniziato a muoversi in questo momento…non riesco neanche a spiegare quello che sto provando in questo preciso istante: dolore, disperazione, impotenza, …ho paura…non riesco più a dare un ordine ai miei pensieri, alle emozioni, sento solo una stretta fortissima al cuore, come se una fune stringesse a mano a mano che l’aereo si posiziona sulla pista…e chi s’immaginava una simile sofferenza…salutare gli amici un ora fa, a casa, è stato difficile, salutare Manuel, Valentin e Alex qui in aeroporto anche peggio……ho impresso nella mente tutto dolore che mi sta accompagnando lontano da Cùcuta ora che l’aereo sta accelerando sulla pista….PARTITI…guardo giù e mentre vedo i luoghi a me cari allontanarsi, non riesco a smettere di piangere.
…questo non è un addio Cùcuta, ci rivedremo un giorno. Promesso!
PARTENZA. Aeroporto Camilo Daza.
E’ finita! Sono in aereo, direzione Bogotà, ancora tutta la giornata in terra colombiana e poi…chissà quanto potrò ritornarci, inutile dire che momento difficile sto vivendo, già la festa di addio di ieri sera mi aveva provata parecchio, sono riuscita a trattenere le lacrime anche se dentro mi sentivo morire…e non poter cambiare le cose…
L’aereo ha iniziato a muoversi in questo momento…non riesco neanche a spiegare quello che sto provando in questo preciso istante: dolore, disperazione, impotenza, …ho paura…non riesco più a dare un ordine ai miei pensieri, alle emozioni, sento solo una stretta fortissima al cuore, come se una fune stringesse a mano a mano che l’aereo si posiziona sulla pista…e chi s’immaginava una simile sofferenza…salutare gli amici un ora fa, a casa, è stato difficile, salutare Manuel, Valentin e Alex qui in aeroporto anche peggio……ho impresso nella mente tutto dolore che mi sta accompagnando lontano da Cùcuta ora che l’aereo sta accelerando sulla pista….PARTITI…guardo giù e mentre vedo i luoghi a me cari allontanarsi, non riesco a smettere di piangere.
…questo non è un addio Cùcuta, ci rivedremo un giorno. Promesso!
Bogotà, 15 feb. 2008 h: 22,50
Aeroporto El Dorado
Eccomi qua, imbarcata e seduta al mio posto, la partenza è prevista tra 10 minuti, direzione Madrid. Giornata lunghissima e molto tesa quella di oggi, lasciare Cùcuta questa mattina mi ha fatto troppo male anche se poi, una volta giunta a Bogotà, per prima cosa sono passata al Seminario di Filosofia ed ho ritrovato quasi tutti gli amici con cui avevo trascorso le feste di Natale. Che bello rivedere Willinton, John Jairo, Fabian, Wilson e poi i carissimi Mauricio e Michael è stato un momento bello e commovente in una giornata per me molto triste.
Con Michael e Padre Hector sono andata in centro a Bogotà, il primo giorno da turista in questa terra, a tratti sono riuscita anche a divertirmi, ma i miei pensieri tornavano spesso a Cùcuta…che fatica non piangere. P.Hector nel pomeriggio mi ha poi accompagnata al Barrio Lisboa, al Nido del Gufo, li ho cenato con Lucia, Enrica ed altri amici. …che strano ripercorre al rovescio il viaggio per Bogotà, non ho visto tutto il brutto che, spaventata al mio arrivo in Colombia, mi aveva impressionata, anzi, tutto mi è parso vivibile, accettabile, come può cambiare in 3 mesi il nostro modo di vedere ciò che ci circonda.
Arrivato il momento di partire, Padre Maurizio e Lucia, mi hanno riaccompagnata all’aeroporto, Enrica non ha avuto il coraggio di venire con noi e comunque avrò modo di rivederla molto presto in Italia e dopo i baci, abbracci e raccomandazioni mi sono avviata all’imbarco e qui sono ripiombata nella disperazione totale, mille ricordi hanno iniziato a scorrere uno dopo l’altro, il dolore solo assopito è riesploso…ora mi sento persa, sola e con un solo desiderio, ritornare a Cùcuta…a casa, rivedere tutti, riabbracciarli. …Dio… quanto vorrei essere li adesso.
L’aereo si muove, stiamo partendo, ho salutato Venezia 3 mesi fa quando iniziavo questo mio viaggio piena di sogni e di speranze, ora saluto la Colombia con un bagaglio di ricordi indimenticabili, con sogni realizzati e con altri inaspettati che mi hanno fatto vivere emozioni incredibili...Decollati!...Come ho salutato Cùcuta questa mattina, ora con le lacrime agli occhi saluto anche Bogotà…ma aspettami Colombia, perché ritornerò molto presto.
Adios Paese meraviglioso…
Adios Paese dalle mille sfaccettature e dalle mille sorprese.
Aeroporto El Dorado
Eccomi qua, imbarcata e seduta al mio posto, la partenza è prevista tra 10 minuti, direzione Madrid. Giornata lunghissima e molto tesa quella di oggi, lasciare Cùcuta questa mattina mi ha fatto troppo male anche se poi, una volta giunta a Bogotà, per prima cosa sono passata al Seminario di Filosofia ed ho ritrovato quasi tutti gli amici con cui avevo trascorso le feste di Natale. Che bello rivedere Willinton, John Jairo, Fabian, Wilson e poi i carissimi Mauricio e Michael è stato un momento bello e commovente in una giornata per me molto triste.
Con Michael e Padre Hector sono andata in centro a Bogotà, il primo giorno da turista in questa terra, a tratti sono riuscita anche a divertirmi, ma i miei pensieri tornavano spesso a Cùcuta…che fatica non piangere. P.Hector nel pomeriggio mi ha poi accompagnata al Barrio Lisboa, al Nido del Gufo, li ho cenato con Lucia, Enrica ed altri amici. …che strano ripercorre al rovescio il viaggio per Bogotà, non ho visto tutto il brutto che, spaventata al mio arrivo in Colombia, mi aveva impressionata, anzi, tutto mi è parso vivibile, accettabile, come può cambiare in 3 mesi il nostro modo di vedere ciò che ci circonda.
Arrivato il momento di partire, Padre Maurizio e Lucia, mi hanno riaccompagnata all’aeroporto, Enrica non ha avuto il coraggio di venire con noi e comunque avrò modo di rivederla molto presto in Italia e dopo i baci, abbracci e raccomandazioni mi sono avviata all’imbarco e qui sono ripiombata nella disperazione totale, mille ricordi hanno iniziato a scorrere uno dopo l’altro, il dolore solo assopito è riesploso…ora mi sento persa, sola e con un solo desiderio, ritornare a Cùcuta…a casa, rivedere tutti, riabbracciarli. …Dio… quanto vorrei essere li adesso.
L’aereo si muove, stiamo partendo, ho salutato Venezia 3 mesi fa quando iniziavo questo mio viaggio piena di sogni e di speranze, ora saluto la Colombia con un bagaglio di ricordi indimenticabili, con sogni realizzati e con altri inaspettati che mi hanno fatto vivere emozioni incredibili...Decollati!...Come ho salutato Cùcuta questa mattina, ora con le lacrime agli occhi saluto anche Bogotà…ma aspettami Colombia, perché ritornerò molto presto.
Adios Paese meraviglioso…
Adios Paese dalle mille sfaccettature e dalle mille sorprese.
1 commento:
Uhi....Manu....ho letto la tua riflessione e ho le lacrime agli occhi.....come ti capisco!! La Colombia ti strega, ti innamora....si vive in mezzo a tanta povertá, degrado, violenza.....ma dopo un poco quando guardi questa gente, questi barrios non vedi piú questo....vedi gente che sta dando il suo cuore x sopravvivere, vedi la loro dignitá, la loro forza e ti ritrovi innamorata di questa terra....
Nel mio caso sono passati ben dieci mesi dal mio arrivo in terra colombiana e tra due mesi torneró in Italia e giá comincio a pensare con terrore a come affronteró il distacco da tutto questo....Come te penso a quanti mi aspetteranno in Italia e che stanno contando i giorni che mancano al mio ritorno....So che riabbracciare la mia famiglia ed i miei amici sará bellissimo....peró so anche che una parte del mio cuore sará rotto perché qui in dieci mesi ho costruito amicizie bellissime, ho vissuto esperienze fortissime e profonde che lasciano una impronta indelebile nel cuore....
E vabbé....non ci pensiamo....ho altri due mesi davanti....ed ora arriva il Natale....ed indovina dove lo passeró??? Nella tua CUCUTA!!!!! Con la Dani, Leo, con i Padri e con tutti gli amici di lí!!
Un bacio stella....
Lucia
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