martedì 2 febbraio 2010

e cosi' complicato vivere che nessuno ne esce vivo

mercoledì 7 ottobre 2009

L'invidia

...non puo' mangiar nulla fuorche' il cuore...

lunedì 14 settembre 2009

Esperienza parallela


Partimmo un lunedì in direzione sud, cantava Piero Pelù, noi ci adeguiamo e intraprendiamo un viaggio lungo la penisola, cullati dall’Adriatico e accolti dallo Ionio quando ormai il sole non c’è più da un pezzo. Milleduecentochilometri si possono fare in tanti modi. L’abbiamo scoperto al Centro di Accoglienza Sant’Anna di Isola di Capo Rizzuto, Crotone, Calabria. Solitamente la direzione nord-sud è più facile della “sud-nord”, voglio dire, la strada è la stessa, la lunghezza anche, cambia la prospettiva, cambia lo stato d’animo, cambiano le motivazioni. Quasi sempre la prima ha un'andata ed un ritorno, la seconda invece ha quasi sempre solo un’andata.
A Crotone ci aspettano delle suore pazzerelle molto simpatiche e gentili, Suor Michela e Suor Caterina, Suore della Divina Volontà che operano a Crotone da diversi anni promuovendo e gestendo vari servizi a favore dei minori, delle giovani donne e delle famiglie.Per la notte ci sistemiamo su dei materassi con reti particolarmente rigide, infatti dormiamo per terra.A prima vista il quartiere in cui viviamo dà un'impressione abbastanza triste, il caldo è umido e il mare che ci aspetta per la sera non si vede ancora. Nel pomeriggio andremo per la prima volta al “Centro Accoglienza”, siamo tutti impazienti di affrontare questa nuova esperienza che ognuno di noi vivrà a suo modo.
Entrare nel CA di Crotone con il nostro passo tranquillo, le nostre belle facce pulite, la pancia piena, le nostre t-shirt e le scarpe modaiole è stato il vero inizio del nostro viaggio; ancora una volta ci siamo sentiti ingiustificabilmente privilegiati fra quell’umanità così ingiustamente discriminata.
Oltrepassare quel cancello, con il nostro pass firmato dalla prefettura, ci ha permesso di abbandonare tutto, di lasciare nel nostro pulmino le nostre false certezze e i nostri naturali pregiudizi e affrontare quegli occhi che raccontano storie e sofferenze come gli occhi di persone, ne clandestini, ne rifugiati ne criminali, ne stranieri, solo persone.
Il campo è un “non luogo”, il tempo è sospeso, scandito da giornate senza capo ne coda in un susseguirsi di code, attese, richieste ai vari uffici. Abbiamo conosciuto Abdil, ragazzo afghano, scappato dal proprio paese e dai taliban. Abbiamo conosciuto un ragazzo eritreo fuggito dalla guerra attraverso il Sudan e la Libia. Abbiamo ascoltato. Sembra strano ma è stata la cosa più importante che abbiamo fatto durante questa settimana. Ascoltato le storie personali, i sogni di riscatto, gli sfoghi isterici e disperati. Abbiamo avvertito, tutti, che quello era ciò di cui avevano bisogno, parlare ed essere ascoltati.
Le storie alla fine si assomigliano molto visto che la violenza e la povertà sono le ragioni principali che determinano la fuga. Ottenere lo status di rifugiato dà una possibilità e occorrerebbe capire che non sono questi i clandestini dei quali aver paura.
I giorni sono corsi via velocemente, avremmo voluto fermarli quando ci siamo resi conto che ormai entravamo nel campo da soli, ci riconoscevano, ci cercavano.Noi ormai ci sentivamo parte di loro e questo è stato finalmente l’approdo del nostro viaggio.(Francesco Menegotto)

martedì 11 agosto 2009

P. Francesco Bortignon ritorna alla sua Missione di Cùcuta, Colombia.


Mercoledì, 29 di Luglio, in casa Bortignon, nell`alta di Salvarosa, in seguito all’insistente richiesta dei nipoti e per arte delle sorelle e cognate si è celebrata la fine delle vacanze del P. Francesco a base di pizza, soppressa e vino. L`evento ha riunito i 5 fratelli e le 3 sorelle, la schiera dei nipoti con i relativi coniugi, una manciata di pronipoti e alcuni vicini. A sorpassare il numero dei 50 invitati, si sono aggiunti una dozzina di “volontari” che in tempi diversi hanno lavorato nella Missione Scalabriniana di Cùcuta con il P. Francesco.
Nato a Salvarosa nel 1946, e ordinato sacerdote dei religiosi Scalabriniani nel 1972, P. Francesco ha seguito un percorso sacerdotale variato: educatore nel collegio San Carlo per i figli degli emigrati a Osimo (AN), animatore della gioventù cattolica italo-americana in Utica (NY), coordinatore della catechesi giovanile italiana-spagnola-americana in Brooklyn (NY), coadiutore delle parrocchie e direttore delle scuole N.S. di Pompei per figli di italiani a Maracay e a Caracas (Venezuela) e, dal 1996, educatore, animatore di progetti sociali e parroco della Parrocchia della Natività di Nostra Signora a Cùcuta, Colombia.
Cùcuta, con circa 700.000 abitanti, è la capitale della Regione Norte de Santander e una delle più grandi frontiere terrestri tra Colombia e Venezuela. Questa Regione, nella zona del Catatumbo, si caratterizza per la ampia foresta tropicale, rinomata per i suoi giacimenti di petrolio, le miniere di carbone, le grandi aree di coltivo legale –riso, canna da zucchero e palma de aceite- e illegale, coca. Da molti anni è roccaforte della “guerrilla” che protegge il lucroso negozio della coca ed altri scambi illegali. La situazione si aggravò con l’entrata in scena dei “paramilitari” anche loro in cerca di dominio e di lucro. Se poi sommiamo la sempre maggiore militarizzazione della zona per parte dell’esercito regolare, imcominciamo a comprendere l`intensità dello scontro armato e la condizione dei civili, obbligati a scappare dalle montagne alla città; sono i cosi detti “desplazados”. Nell`anello periférico di Cùcuta, la prima grande città che gli sfollati incontrano fuggendo dal Catatumbo, si calcolano circa 200.000 “desplazados” che vivono in improvvisate capanne di legno o accumulati in capanne di paesani o amici. Per alcuni è una tappa provvisoria, mentre cercano di arrivare alla capitale, Bogotà o ad altre città, altri tentano di ricostruire una nuova vita nelle illusioni che offre la frontiera, inconsci del rischio della presenza tanto di guerrilleri che di paramilitari in zona. Nel solo 2008 si sono registrati, nella città, oltre 700 casi di morte violenta.
Esattamente 30 anni fa il Vescovo di Cùcuta Mons. Rubiano Saenz, ora Cardinale, invitò i missionari Scalabriniani come esperti a dirigere il Centro di Migrazione. Migliaia di emigrati, negli anni `80-`90, cercavano fortuna in Venezuela (la Piccola Venezia); i più erano ricacciati alla frontiera come indocumentati e illegali. Nel 1986, il direttore del Centro, P. Roberto Maestrelli, originario di Empoli, accettò il lavoro pastorale nella Parrocchia della Natività di Nostra Signora. Il proposito era di offrire un esempio di attenzione specifica, religiosa e sociale, per la popolazione “desplazada”. P. Roberto iniziò costruendo asili, scuole, centri di incontro, chiesette e organizzando corsi di formazione al lavoro per adulti. P. Francesco si unì a P. Roberto nel 1996 continuando insieme lo sviluppo dei progetti sociali in favore dei “desplazados” che arrivavano sempre più numerosi. Nel 2000, rimasto solo a causa della partenza del P. Roberto, P. Francesco realizzò un progetto di P. Roberto: la costruzione di 125 “ranchos” (casette in legno) per “desplazados”. Con l`appoggio di giovani volontari venezuelani e italiani, che dal 2003 hanno garantito la loro costante presenza, si e’ dato forma a una serie di attività come “lúdicas” (attenzione extra scolare per 250 bambini), attenzione medica di emergenza per bambini, corsi professionali, solida relazione con le entità statali per l`assistenza alimentaria e di emergenza alla popolazione desplazadas.
Attualmente “misioncucuta” si estende in 8 quartieri marginali oltre lo storico Centro di Migrazione. Gestisce 6 chiese (750 battesimi annuali), 110 aule scolastiche (4000 alunni dall`asilo al liceo), 5 mense (1500 pranzi giornalieri), corsi professionali (trasformazione alimentare, infermeria, informática, taglio e cucito e lavorazione dell`argilla). In case di legno coperte di lamiere sotto una temperatura constante tra i 25º e 37º, con poche strade di terra battuta, senza acqua, senza presenza dello Stato, con disoccupazione del 35%, possiamo immaginare le condizioni di insicurezza, desnutrizione, salute, educazione di circa 50.000 persone della nostra parrocchia.
Ultimo grande progetto sociale del P. Francesco è stato la costruzione di un “Centro Piloto”, terminato alcuni giorni prima della sua partenza per le vacanze italiane, cervello propulsore di tutte le attività sociali e culturali dei Missionari Scalabriniani in Cùcuta. Biblioteca, spazi sportivi, sala di informática, 2 uffici per attenzione psicosociale e legale, una mensa e un salone per attività varie sono gli spazi dove giornalmente si prestano servizi sociali e culturali per bambini, giovani, genitori e anziani. Con il Centro Piloto sogniamo attrarre in periferia i servizi social che solo si incontrano nel centro della città.
Il P. Francesco è estremamente riconoscente alla sua famiglia, alla Parrocchia di Salvarosa, a un gruppo di amici e ai 40 volontari che hanno messo mani e piedi nella missione. Sono stai loro, con le loro donazioni o il loro lavoro in loco, i veri sostenitori di questa missione. Gesù fa il miracolo, ma chiede la collaborazione dei 5 pani di un bambino e delle mani degli apostoli.






mercoledì 5 agosto 2009

Da Lisboa...Giuseppe

Ieri 3 Agosto è terminato il terzo mese della mia esperienza di volontariato qui al Nido del Gufo; ormai manca relativamente poco al termine del periodo che ho scelto di dedicare a questo posto, e lo dico non senza reprimere un pò di tristezza.Tristezza perchè ormai sento di poter considerare il Nido e tutte le persone che giornalmente si incontrano qui, sia per lavorare con me che i bambini e i giovani, come una seconda casa e una piccola grande famiglia.Visti ora tre mesi son volati ma ricordo bene tutte le cose che abbiamo condiviso, i momenti belli e anche quelli un pò più problematici.Ho tante cose di cui rallegrarmi, a partire dal fatto che in pochi giorni, forse già domani, la sala di informatica di cui sono diventato un pò il nume tutelare e abitante fisso, avrà cinque fiammanti nuovi arrivi, cinque computer nuovi acquistati grazie all'aiuto di una organizzazione italiana, che si uniranno ai sei rottami.... ehm prestanti macchinari recuperati dall'oblio e usati giornalmente da giovani e meno giovani per varie attività che spaziano dai compiti, alla posta agli immancabili giochini in rete!Scopo principale di queste nuove macchine sarà però la realizzazione di un corso di informatica, in vero già partito, per 22 bambini desplazados da poco arrivati nel barrio Lisboa o nei barrios vicini.Oltre a queste attività l'arrivo di Enrico e Silvia hanno portato forze e idee nuove alle attività già piene del Gufo, abbiamo già realizzato due giorni sportivi sotto la direzione di Enrico, qui nel Nido e uno al barrio Laureles, con la presenza di tanti bambini anche nuovi.Silvia invece sta collaborando con il "departamento" artesania composto daJenny e la señora Aliria portando tante idee nuove e aiutando a sviluppare con la sua inventiva e il suo onnipresente blocchetto da disegno le realizzazioni di borse e accessori già presenti.Lucia, sempre più occupata, si divide tra noi e la sua attività con i rifugiati, ennesima contraddizione di questo paese che non aiuta i suoi cittadini ma offre rifugio e lavoro a persone in fuga dall'Africa, spesso portatori di storie strazianti e incredibili.Da parte mia mi preparo a vivere queste ultime settimane al meglio di quello che posso fare, preoccupato più che per le scadenze dei lavori, per il dilemma di ogni volontario che si accinge a rientrare: "Che cavolo regalo a Pinco Pallino???" ejejejeUn saludo, un beso y un abrazote da Lisboa de Suba, dal Nido del Gufo, posto sicuro per i bambini del barrio e rifugio del cuore e della mente di tutti i volontari che più o meno a lungo passano di qui.
Giuseppe