
sabato 30 agosto 2008
lunedì 25 agosto 2008
Saluti da Daniela (12.07.08)
Ciao a tutti carissimi amici italiani, come state?
Mi fa strano scrivervi perche’ poco piu’ di tre mesi fa anch’io ero fra di voi ad ascoltare Enrica che leggeva le riflessioni dei volontari…..
Io comunque qui sto bene, ormai sono due settimane che sono a Bogota’ e mi sembra ieri di essere arrivata, essere uscita dall’aereoporto ed essere stata travolta da migliaia di stimoli , odori ( tra cui smog e buonissimi profumi di ottime pietanze), rumori ( clacson che suonano senza motivo, música che esce da ogni casa e negozio) e immagini( il fango del barrio, i bambini che giocano, il traffico a cui non ero assolutamente abituata,..).
Sono stata súbito accolta nel migliore dei modi e questo per me e’ stato importantissimo perche’ mi hanno fatto sentire subito a casa, sentendo cosi’ meno la mancanza dei miei amici e familiari( anche se naturalmente la nostalgia ogni tanto si sente, nonostante siano passate solo poche settimane). Qui in Colombia sembra di essere in un altro mondo , un mondo che comunque fin da súbito mi ha affascinato , un mondo che se lo si conosce bene ( io sto cercando di farlo grazie a Lucia, Yusely, Carlos, Wilson e al mitico Padre Maurizio e Isaia) nasconde tante contraddizioni ma anche tante meraviglie. In queste due settimane ho conosciuto un po’ de “il Nido del Gufo” e veramente devo congratularmi con Enrica, Tania e tutti coloro che collaborano con questa struttura perche’ e’ un progetto bellissimo, impegnativo ma davvero utile e indispensabile per la gente di qui. In questo periodo di Bibliovacaciones ho conosciuto molti bambini ,che all’inizio credevano fossi inglese( perche’ per i bimbi se non sei colombiana sei inglese),poi una volta compreso che ero una volontaria italiana continuavano a chiedermi di tradurre alcune parole dallo spagnolo all’ italiano…. A parte i bambini ho trovato delle persone meravigliose che mi hanno fatto divertiré e hanno portato pazienza con il mio spagnolo un po’ improvvisato. Mi dispiace andarmene da questo barrio proprio ora , che mi sono ambientata, sia nell’appartamento con Lucia sia all’interno del Nido del Gufo, e nel momento in cui stavo conoscendo meglio un po’ tutti; consapevole sicuramente del fatto che certe amicizie si possono coltivare a prescindere dal posto in cui uno si trova. Allo stesso tempo sono entusiasta di andaré a conoscere le missioni di Cucuta e Tibu, perche’ sicuramente sara’ un’esperienza che mi arricchira’ sotto vari aspetti e mi fara’ riscoprire ancor di piu’ i valori di certe cose che forse fino ad ora davo per scontato. Ora per me e’ tutto nuovo, tutto rosa e fiori perche’ e’ da poco che sono qui, e ancora non mi mancano cosi’ tanto i miei affetti, ma sono sicura che andando avanti si presenteranno difficolta’ ed ostacoli e non sara’ sempre tutto semplice; pero’ nonostante cio’ vivro’ tutto come un insegnamento e un cammino di vita che mi cambiera’ sicuramente in meglio. Fino ad ora me la sono passata molto bene, ho mangiato di tutto ( a mi me gustan mucho mucho las arepas) pero’ sempre con moderazione, visto il terrorismo psicológico fatto dai rientrati sull’aumento di peso) e ballato tantissimo, sempre per smaltire le calorie introdotte con il cibo… Ora sono pronta per andaré a Cucuta e Tibu…..
Vi saluto tanto tanto…a risentirci.
Un bacio grande a tutti
Daniela
Mi fa strano scrivervi perche’ poco piu’ di tre mesi fa anch’io ero fra di voi ad ascoltare Enrica che leggeva le riflessioni dei volontari…..
Io comunque qui sto bene, ormai sono due settimane che sono a Bogota’ e mi sembra ieri di essere arrivata, essere uscita dall’aereoporto ed essere stata travolta da migliaia di stimoli , odori ( tra cui smog e buonissimi profumi di ottime pietanze), rumori ( clacson che suonano senza motivo, música che esce da ogni casa e negozio) e immagini( il fango del barrio, i bambini che giocano, il traffico a cui non ero assolutamente abituata,..).
Sono stata súbito accolta nel migliore dei modi e questo per me e’ stato importantissimo perche’ mi hanno fatto sentire subito a casa, sentendo cosi’ meno la mancanza dei miei amici e familiari( anche se naturalmente la nostalgia ogni tanto si sente, nonostante siano passate solo poche settimane). Qui in Colombia sembra di essere in un altro mondo , un mondo che comunque fin da súbito mi ha affascinato , un mondo che se lo si conosce bene ( io sto cercando di farlo grazie a Lucia, Yusely, Carlos, Wilson e al mitico Padre Maurizio e Isaia) nasconde tante contraddizioni ma anche tante meraviglie. In queste due settimane ho conosciuto un po’ de “il Nido del Gufo” e veramente devo congratularmi con Enrica, Tania e tutti coloro che collaborano con questa struttura perche’ e’ un progetto bellissimo, impegnativo ma davvero utile e indispensabile per la gente di qui. In questo periodo di Bibliovacaciones ho conosciuto molti bambini ,che all’inizio credevano fossi inglese( perche’ per i bimbi se non sei colombiana sei inglese),poi una volta compreso che ero una volontaria italiana continuavano a chiedermi di tradurre alcune parole dallo spagnolo all’ italiano…. A parte i bambini ho trovato delle persone meravigliose che mi hanno fatto divertiré e hanno portato pazienza con il mio spagnolo un po’ improvvisato. Mi dispiace andarmene da questo barrio proprio ora , che mi sono ambientata, sia nell’appartamento con Lucia sia all’interno del Nido del Gufo, e nel momento in cui stavo conoscendo meglio un po’ tutti; consapevole sicuramente del fatto che certe amicizie si possono coltivare a prescindere dal posto in cui uno si trova. Allo stesso tempo sono entusiasta di andaré a conoscere le missioni di Cucuta e Tibu, perche’ sicuramente sara’ un’esperienza che mi arricchira’ sotto vari aspetti e mi fara’ riscoprire ancor di piu’ i valori di certe cose che forse fino ad ora davo per scontato. Ora per me e’ tutto nuovo, tutto rosa e fiori perche’ e’ da poco che sono qui, e ancora non mi mancano cosi’ tanto i miei affetti, ma sono sicura che andando avanti si presenteranno difficolta’ ed ostacoli e non sara’ sempre tutto semplice; pero’ nonostante cio’ vivro’ tutto come un insegnamento e un cammino di vita che mi cambiera’ sicuramente in meglio. Fino ad ora me la sono passata molto bene, ho mangiato di tutto ( a mi me gustan mucho mucho las arepas) pero’ sempre con moderazione, visto il terrorismo psicológico fatto dai rientrati sull’aumento di peso) e ballato tantissimo, sempre per smaltire le calorie introdotte con il cibo… Ora sono pronta per andaré a Cucuta e Tibu…..
Vi saluto tanto tanto…a risentirci.
Un bacio grande a tutti
Daniela
martedì 19 agosto 2008
Vivere con i bambini desplazados: un punto di vista psicologico
Come si possono dimenticare le mutilazioni dell’anima?Questa è la domanda che spesso mi sono posto durante un anno di volontariato a Cucuta in Colombia.
Sono uno psicologo di cinquant’anni e per molti anni ho lavorato a Roma presso un Centro di neuropsichiatria infantile. Da qualche anno avevo il desiderio di dedicare la mia vita e la mia esperienza in un paese in via di sviluppo. Così ho conosciuto l’ASCS, l’Agenzia Scalabriniana per la Cooperazione allo Sviluppo che da anni si occupa di formare e inviare volontari in varie parti del mondo. Grazie a questa associazione sono partito in Colombia per sei mesi che poi, miracolosamente, sono diventati un anno.
Lì ho incontrato i bambini, tanti, vivaci, chiassosi, teneri, impertinenti.
Alle scuole dei padri scalabriniani afferiscono circa 3500 bambini, ma sono tanti di più quelli che vivono nei barrios della missione. Ho lavorato nelle ludicas della cooperativa Coopejubasca. La Coopejubasca (Cooperativa en Educaciòn Juan Bautista Scalabrini) e’ nata su iniziativa dei missionari scalabriniani per accogliere i migranti diretti dalla Colombia al Venezuela e gestisce dei servizi quali istituti scolastici, mense, centro di migrazione , chiese e ludicas. Le ludicas sono dei doposcuola dove i bambini sono aiutati a fare i compiti o a fare attività pratiche e di gioco.
I bambini, sono bambini innanzitutto e vivono la realtà in un modo tutto loro, sorprendente, affascinante, a volte anche incomprensibile. Per certi versi non ci sono differenze tra i bambini di Roma, Milano, Parigi o Cucuta appunto. Per altri, le condizioni sociali e psicologiche di quel paese dilatano, ingigantiscono, distorcono dinamiche infantili, altrimenti normali.
Questi bambini sono i bambini desplazados.
La Colombia è uno dei Paesi al mondo, dove maggiore è la presenza di Desplazados. I desplazados sono vittime della guerra e dei suoi devastanti effetti collaterali. Persone che si sono viste costrette, a lasciare la loro terra, le loro case, le loro speranze, il loro futuro. I bambini desplazados (più del 50% del totale della popolazione desplazada) sono una popolazione ad “alto rischio” per ciò che riguarda la salute psicologica e fisica in quanto vivono in condizioni precarie, in alloggi fatiscenti e spesso non hanno accesso ad un’istruzione adeguata. Molti di questi bambini sono orfani almeno di un genitore o hanno subito una separazione forzata dagli stessi, hanno visto le loro case distrutte e la famiglia disgregata; spesso sono stati trasferiti da una realtà e cultura contadina a quella cittadina; alcuni hanno subito forme di abuso fisico e psicologico. Sono bambini cha hanno bisogno di tutto, ma soprattutto di amore.
Molti di questi bambini non hanno uno sviluppo psicofisico adeguato. Pur presentando ampie differenze, in conformità al proprio stadio di sviluppo, presentano spesso sintomi e comportamenti disfunzionali quali: comportamenti aggressivi ed autolesivi, fobie, disturbi del comportamento alimentare, disturbi del sonno, difficoltà relazionali, basso livello di autostima, deficit di attenzione, disturbi psicosomatici.
Questo stato di parziale abbandono fa sì che i bambini vivano spesso senza un controllo adeguato il che si traduce talvolta in comportamenti devianti, delinquenziali, o in comportamenti sessuali precoci che spesso hanno un effetto negativo sulla identità del bambino/a e del ragazzo/a. Molti bambini non sanno quando e dove sono nati e presentano una visione alterata del tempo e nello spazio. Per quanto riguarda la socializzazione, i bambini hanno difficoltà a lavorare in equipe, cioè tutti insieme per raggiungere un obbiettivo. I rapporti tra pari sono spesso improntati secondo la “legge del più forte”. I bambini individualmente hanno molte inibizioni e molte difficoltà ad esprimere la propria personalità, creatività e capacità decisionale.
Durante la mia esperienza mi sono spesso interrogato su ciò che succede ai bambini così deprivati.
Questi bambini sono stati sottoposti a molti traumi e spesso questo stato di cose conduce a una difficoltà nella costruzione della propria identità, cioè una difficoltà nella creazione di un’immagine stabile di sè con un passato, un presente ed un futuro. Altro problema è la carenza di autostima : questi bambini non hanno fiducia nelle proprie capacita e non pensano di poter incidere sul loro futuro.
In genere e’ compito dei genitori di favorire lo sviluppo dell’autostima del bambino. La funzione principale dei genitori sarebbe quella di fornire al bambino una base sicura: farlo sentire visto e protetto e quindi di favorirne lo sviluppo psicologico in modo armonioso. La funzione di base sicura verrà poi col tempo interiorizzata dai bambini che saranno poi con il tempo capaci di autoconsolarsi e di autoproteggersi.
Ma purtroppo nelle famiglie dei desplazados la funzione genitoriale e’ spesso assente o perlomeno molto ridotta. I padri non ci sono e le madri hanno troppi bambini da accudire: cinque, sette, dieci. O più semplicemente nessuno ha insegnato a loro come essere genitori.Quando ci sono stati dei problemi nella costruzione dell’identità e dell’autostima possono verificarsi molti problemi che hanno a che fare con la costruzione del pensiero che vanno da situazioni meno gravi, quali difficoltà, di apprendimento, di concentrazione, di attenzione a più gravi, come comportamenti delinquenziali o processi dissociativi. A osservare questi bambini cosi vivaci e svegli nelle loro attività di gioco sembra impossibile che, per la maggior parte di loro, sia così difficile compiere operazioni mentali semplici come quelle richieste dai compiti scolastici.
Questi bambini hanno un’enorme fame d’affetto e la manifestano con la ricerca esasperata del contatto, fisico, psicologico, ma anche con le continue provocazioni. In loro non c’e’ posto per la rappresentazione di concetti quali l’empatia, l’accoglienza, la giusta distanza. Il loro è un amore immediato, aggressivo, a volte disperato.Questi bambini tendono ad agire, piuttosto che ad esprimere verbalmente sentimenti quali la rabbia, la distruttività. Non sanno esprimere verbalmente le emozioni o gli stati d’animo, nessuno glielo ha insegnato. L’unico modo che hanno di esprimere le emozioni e’, semplicemente, agirle. Parlare, scrivere, disegnare sono i metodi che l’uomo utilizza per controllare le proprie emozioni, ma anche per trasformarle. Ma in questi bambini non c’e’ questa capacità. Così le emozioni negative, ma anche positive spesso vengono espresse in modo impulsivo a volte diventano solo rabbia, o paura, o rifiuto, verso il mondo intero.
Cosa fare per aiutare questi bambini? Cosa fare per accrescere la loro autostima o per dargli un senso di stabilità alla loro esperienza di vita?
Giocare a braccio di ferro, a volte può soltanto servire ad irritarli di più, o perché non capiscono quello che vogliamo, o perché sentono che quello che noi vogliamo da loro è per loro addirittura inimmaginabile, impensabile. Ad esempio molti bambini rifiutano l’idea di scrivere o di disegnare, semplicemente perchè la vedono un’esperienza più grande di loro.
L’unica strada e’ mettersi in gioco, fare le cose con loro, assieme a loro, in modo da far nascere dentro di loro la consapevolezza che quella cosa si può fare, che non ci sono cose definitive, che è possibile cambiare.
Allora non bisogna farli disegnare, scrivere, o risolvere i problemi, ma disegnare con loro, scrivere con loro e risolvere, con loro, i problemi.
Alla ricetta aggiungerei molta pazienza e tanto amore.
Questi bambini mettono continuamente alla prova. Hanno subito molti danni dagli adulti e la loro fiducia va conquistata con il tempo. Bisogna stimolarli, ma nemmeno pretendere l’impossibile. Non si può infatti prendere coscienza di ciò che ancora non si è.
L’aggressività di per sé è un’energia vitale, positiva che serve per crescere. Ma se non c’è una mente capace di metabolizzarla sfugge, e diventa aggressività distruttiva. Allora staremo al loro fianco per cercare, insieme, di dare un corso a tutta questa energia.
Ma se noi sappiamo ascoltare, i bambini ci sapranno indicare la strada giusta. Se noi avremo pazienza, i bambini avranno pazienza con noi. E se metteremo un po’ di amore nel nostro lavoro, i bambini ce ne daranno molto di più.
Stare con loro vuol dire sognare con loro, oppure creare dei sogni nuovi, più belli. E partendo dai loro sogni si potrà, un giorno, trasformare la loro vita, ma anche la nostra.
(di Leonardo Contreras)
lunedì 18 agosto 2008
Partire
...è l'ora di partire...c'è chi ha già pensato al suo futuro, chi ha già messo un freno alla sua vita, c'è chi ha già scelto la via più facile e indolore, c'è chi ha scelto la strada opposta e tortuosa, ma c'è anche chi ha appena cominciato...
martedì 5 agosto 2008
Di nuovo a Bogotá.....
Ciao a tutti, dopo un periodo di pausa torno a farmi sentire nel blog. Nelle ultime tre settimane sono stata a Cucuta e Tibú dove da una parte ho sistemato le carte x il visto e dall'altra parte ho avuto maniera di conoscere queste due realtá. E´stata una esperienza bellissima, queste due missioni mi sono piaciute un sacco. Venerdí sono tornata all'ovile....Bogotá.....per questi altri sei mesi qui al Nido Del Gufo. A Cucuta ho compiuto il "giro di volta" della mia esperienza....ora sono a piú di metá del mio periodo in terra colombiana....che emozione!!
Tornata qui a Bogotá ho trovato Simonetta ad aspettarmi e con lei e Grazia (che arriva questo venerdí) passeremo questo mesetto di Agosto qui a Bogotá.
Un abbraccio grande grande a tutti voi!!
Lucia
Tornata qui a Bogotá ho trovato Simonetta ad aspettarmi e con lei e Grazia (che arriva questo venerdí) passeremo questo mesetto di Agosto qui a Bogotá.
Un abbraccio grande grande a tutti voi!!
Lucia
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