martedì 11 agosto 2009

P. Francesco Bortignon ritorna alla sua Missione di Cùcuta, Colombia.


Mercoledì, 29 di Luglio, in casa Bortignon, nell`alta di Salvarosa, in seguito all’insistente richiesta dei nipoti e per arte delle sorelle e cognate si è celebrata la fine delle vacanze del P. Francesco a base di pizza, soppressa e vino. L`evento ha riunito i 5 fratelli e le 3 sorelle, la schiera dei nipoti con i relativi coniugi, una manciata di pronipoti e alcuni vicini. A sorpassare il numero dei 50 invitati, si sono aggiunti una dozzina di “volontari” che in tempi diversi hanno lavorato nella Missione Scalabriniana di Cùcuta con il P. Francesco.
Nato a Salvarosa nel 1946, e ordinato sacerdote dei religiosi Scalabriniani nel 1972, P. Francesco ha seguito un percorso sacerdotale variato: educatore nel collegio San Carlo per i figli degli emigrati a Osimo (AN), animatore della gioventù cattolica italo-americana in Utica (NY), coordinatore della catechesi giovanile italiana-spagnola-americana in Brooklyn (NY), coadiutore delle parrocchie e direttore delle scuole N.S. di Pompei per figli di italiani a Maracay e a Caracas (Venezuela) e, dal 1996, educatore, animatore di progetti sociali e parroco della Parrocchia della Natività di Nostra Signora a Cùcuta, Colombia.
Cùcuta, con circa 700.000 abitanti, è la capitale della Regione Norte de Santander e una delle più grandi frontiere terrestri tra Colombia e Venezuela. Questa Regione, nella zona del Catatumbo, si caratterizza per la ampia foresta tropicale, rinomata per i suoi giacimenti di petrolio, le miniere di carbone, le grandi aree di coltivo legale –riso, canna da zucchero e palma de aceite- e illegale, coca. Da molti anni è roccaforte della “guerrilla” che protegge il lucroso negozio della coca ed altri scambi illegali. La situazione si aggravò con l’entrata in scena dei “paramilitari” anche loro in cerca di dominio e di lucro. Se poi sommiamo la sempre maggiore militarizzazione della zona per parte dell’esercito regolare, imcominciamo a comprendere l`intensità dello scontro armato e la condizione dei civili, obbligati a scappare dalle montagne alla città; sono i cosi detti “desplazados”. Nell`anello periférico di Cùcuta, la prima grande città che gli sfollati incontrano fuggendo dal Catatumbo, si calcolano circa 200.000 “desplazados” che vivono in improvvisate capanne di legno o accumulati in capanne di paesani o amici. Per alcuni è una tappa provvisoria, mentre cercano di arrivare alla capitale, Bogotà o ad altre città, altri tentano di ricostruire una nuova vita nelle illusioni che offre la frontiera, inconsci del rischio della presenza tanto di guerrilleri che di paramilitari in zona. Nel solo 2008 si sono registrati, nella città, oltre 700 casi di morte violenta.
Esattamente 30 anni fa il Vescovo di Cùcuta Mons. Rubiano Saenz, ora Cardinale, invitò i missionari Scalabriniani come esperti a dirigere il Centro di Migrazione. Migliaia di emigrati, negli anni `80-`90, cercavano fortuna in Venezuela (la Piccola Venezia); i più erano ricacciati alla frontiera come indocumentati e illegali. Nel 1986, il direttore del Centro, P. Roberto Maestrelli, originario di Empoli, accettò il lavoro pastorale nella Parrocchia della Natività di Nostra Signora. Il proposito era di offrire un esempio di attenzione specifica, religiosa e sociale, per la popolazione “desplazada”. P. Roberto iniziò costruendo asili, scuole, centri di incontro, chiesette e organizzando corsi di formazione al lavoro per adulti. P. Francesco si unì a P. Roberto nel 1996 continuando insieme lo sviluppo dei progetti sociali in favore dei “desplazados” che arrivavano sempre più numerosi. Nel 2000, rimasto solo a causa della partenza del P. Roberto, P. Francesco realizzò un progetto di P. Roberto: la costruzione di 125 “ranchos” (casette in legno) per “desplazados”. Con l`appoggio di giovani volontari venezuelani e italiani, che dal 2003 hanno garantito la loro costante presenza, si e’ dato forma a una serie di attività come “lúdicas” (attenzione extra scolare per 250 bambini), attenzione medica di emergenza per bambini, corsi professionali, solida relazione con le entità statali per l`assistenza alimentaria e di emergenza alla popolazione desplazadas.
Attualmente “misioncucuta” si estende in 8 quartieri marginali oltre lo storico Centro di Migrazione. Gestisce 6 chiese (750 battesimi annuali), 110 aule scolastiche (4000 alunni dall`asilo al liceo), 5 mense (1500 pranzi giornalieri), corsi professionali (trasformazione alimentare, infermeria, informática, taglio e cucito e lavorazione dell`argilla). In case di legno coperte di lamiere sotto una temperatura constante tra i 25º e 37º, con poche strade di terra battuta, senza acqua, senza presenza dello Stato, con disoccupazione del 35%, possiamo immaginare le condizioni di insicurezza, desnutrizione, salute, educazione di circa 50.000 persone della nostra parrocchia.
Ultimo grande progetto sociale del P. Francesco è stato la costruzione di un “Centro Piloto”, terminato alcuni giorni prima della sua partenza per le vacanze italiane, cervello propulsore di tutte le attività sociali e culturali dei Missionari Scalabriniani in Cùcuta. Biblioteca, spazi sportivi, sala di informática, 2 uffici per attenzione psicosociale e legale, una mensa e un salone per attività varie sono gli spazi dove giornalmente si prestano servizi sociali e culturali per bambini, giovani, genitori e anziani. Con il Centro Piloto sogniamo attrarre in periferia i servizi social che solo si incontrano nel centro della città.
Il P. Francesco è estremamente riconoscente alla sua famiglia, alla Parrocchia di Salvarosa, a un gruppo di amici e ai 40 volontari che hanno messo mani e piedi nella missione. Sono stai loro, con le loro donazioni o il loro lavoro in loco, i veri sostenitori di questa missione. Gesù fa il miracolo, ma chiede la collaborazione dei 5 pani di un bambino e delle mani degli apostoli.






1 commento:

manu ha detto...

che bello rivedere i compagni volontari e soprattutto P.Francesco.