martedì 7 luglio 2009

Da Vale malaticcia

Una settimana fa a quest'ora ero all'Eldorado a fare la fila per imbarcare i bagagli con un misto di emozioni difficile da descrivere, tristezza, felicita', confusione, ansia.E' una settimana che sono tornata da Bogota' e cinque giorni che sono a letto con la febbre alta e la tonsillite.Penso che tutto ha un suo perche' e che questa malattia mi stia dando l'opportunita' e il tempo di rallentare, senza ributtarmi subito nella forsennata costruzione della mia vita.Mi ha dato la possibilita' di vedere poche e care persone e di passare il mio primo tempo qui con loro e di godermi la mia famiglia.Ieri mentre sonnecchiavo mi sono messa a pensare sulla figura del volontario , su queste strane persone che arrivano e poi se ne vanno tornando alla loro vita , cosi' diversa dalla vita di Lisboa , ma anche cosi' uguale per certi versi.A volte mi sento in colpa, ho vissuto con queste persone veramente, sono entrara nelle loro case (e pensare che non sono mai entrata in casa di alcuni amici di qui), ho ascoltato le loro storie, ho visto le loro lacrime e loro hanno visto le mie, ho percorso un pezzo di vita di quei bambini, ho guadagnato la loro fiducia e poi me ne sono andata.E che dovevo rispondere a tutte le persone che mi chiedevano perche' me ne andavo cosi' presto? Quando sono un attimo in crisi mi chiedo cosa mai avra' fatto la mia presenza, ma poi mi ricordo della festa di addio (che preferisco definire un arrivederci) dei bambini, mi ricordo degli abbracci e degli sguardi degli amici all'aereoporto e trovo le risposte.Si impara ad incontrare e a dare la possibilita' di incontro essendo un volontario, si impara a mettersi a nudo, a mettersi in discussione, si imparare a conosceresi mentre ci si fa conoscere dagli altri, si impara ad aprire ancora piu' la mente e a portare nuovi occhi per vedere le cose.Forse ho aiutato con l'inglese, con i bimbi piccoli, a Laureles, forse ho fatto tante cose, ma quante ne hanno fatte loro per me...mi hanno insegnato veramente a farmi migrante fra i migranti e ancora piu' ad accettare e conoscere le diversita' che non sono solo culturali, sono le diversita' che respiriamo ogni giorno perche' l'intolleranza ci puo' essere anche tra le mura di casa mia. Non e' un elogio di questa esperienza, ha avuto le sue parti negative e piu' volte avrei voluto tornare a casa, e' solo un pensiero su questa opportunita' che mi ha dato la vita, che sento un po' mi ha cambiata...se prima gia ero aperta alla gente ora lo sono di piu'.Tutti possiamo sbagliare, tutti abbiamo i nostri lati difficili , ma e' nella differenza che evolviano altrimenti senza confronto non possiamo crescere, questo e' il mio pensiero. Ognuno di noi volontari e' anche le persone che abbiamo incontrato in Colombia, in Sud Africa, in Bolivia e in tutto il mondo e non dobbiamo dimenticarci di quella gente.Io penso sempre che non sarei la Valentina se non avessi incontrato le persone che ho incontrato nella mia vita, chi mi ha amato, chi no, chi mi ha offeso e chi non mi ha capiro, ma ogni persona mi ha dato una piccola parte di uno specchio per guardarmi dentro. So che non serve andare in Colombia per capire tutto questo ma penso che sia cmq una possibilita' in piu'. Scusate lo sfogo, ma non sempre e' facile rinnovare le motivazioni e in questi giorni di rientro le domande sono forti nella testa. Grazie a tutti, volontari vicini e lontani, amici, amori, parenti...grazie alla gente in generale per essere cosi' bella e varia.

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