Carissimi
Vi giro la testimonianza che Sergio ha voluto condividere con noi sulla sua esperienza in corso a Cape Town.
Anche se in pochi lo avete conosciuto questo strumento ci potrà dare modo di rimanere in contatto e tessere la rete dei volontari ASCS.
Buona lettura.
Un abbraccio
Enrica
Ciao a tutti,
Mi rivolgo in particolare a tutti quelli che stanno svolgendo il corso di formazione per volontari e che vivranno entro alcuni mesi un’ esperienza di volontariato, più o meno breve che sia.
Mi chiamo Sergio e da quasi 6 mesi mi trovo a Cape Town dove lavoro come volontario presso lo Scalabrini Centre, un’ organizzazione no profit che si occupa di rifugiati e richiedenti asilo.
Questa per me rappresenta la seconda esperienza con gli Scalabriani, infatti da Gennaio ad Aprile dello scorso anno, ho svolto il mio servizio presso la Missione di Cucùta, in Colombia.
Nonostante sia dunque impegnato come volontario da circa dieci mesi, questa è la mia prima testimonianza scritta. Ammetto di non essere stato un campione di comunicazione e forse anche il mio carattere schivo e la mia natura un po’ introversa, non mi hanno aiutato a farmi conoscere, a riorganizzare i tanti pensieri e a trascrivere le molteplici sensazioni, scaturite da questa lunga esperienza.
Parlo soprattutto a voi, volontari del corso, perché credo che avere la possibilità di leggere le testimonianze dei volontari rientrati, o ancora in servizio, possa essere una buona fonte di ispirazione e di conoscenza dei progetti e delle attività portate avanti nel mondo dagli scalabriniani. Per me è stato proprio così.
Prima di partire per Cucùta ho cercato di trovare, soprattutto nei racconti dei tanti volontari, degli spunti di riflessione per affrontare il mio viaggio. Quando si parte, infatti, la mente è vuota come un libro bianco e le informazioni che spesso si hanno di un paese lontano possono essere molto vaghe e confuse. Quando si rientra a casa, invece, ci si porta dietro un’ infinità di ricordi, colori e sensazioni che ci accompagnano per sempre.
Ma le domande che ci si pone prima di partire sono sempre tantissime; come sarà il paese dove andrò, che tipo di esperienza e di vita mi aspettano, che cosa farò esattamente e se sarò in grado di farlo. La confusione regna sovrana. E prima di partire i pensieri si affollano, si aggrovigliano e un nodo si forma in gola. Si lascia una realtà che si conosce perfettamente per andare a vivere in posti che a volte conosciamo solo per stereotipi e facili considerazioni.
Che cosa vi viene in mente quando vi parlano della Colombia? Guerra, droga, violenza, insicurezza? E quando si nomina il Sud Africa? Apartheid, razzismo, insicurezza?
Sono i più classici dei luoghi comuni e ovviamente anche io prima di partire vedevo le cose in questo modo. Poi con il tempo mi sono reso conto che è fondamentale approcciarsi a questo tipo di esperienze senza aspettarsi né immaginarsi nulla; un buon punto di partenza può essere quello di voler conoscere una realtà diversa e soprattutto di volersi conoscersi più fondo.
In questa breve lettera non voglio parlare di bambini, di sorrisi e di abbracci, ma voglio piuttosto cercare di raccontare la mia esperienza e magari offrire ad alcuni dei volontari in partenza qualche spunto sui cui riflettere.
Partire per la Colombia prima, e per il Sud Africa poi, ha rappresentato la realizzazione di un sogno, qualcosa per cui avrei messo tutto e tutti in secondo piano e per cui avrei davvero fatto di tutto. Le motivazioni che mi hanno spinto a vivere queste esperienze credo siano uguali e diverse un po’ per tutti i volontari: da un lato il desiderio di sentirsi utili al prossimo e di reagire alle ingiustizie sociali a cui spesso la vita ci mette di fronte, dall’ altro lato vi è senz’altro una componente di gratificazione personale, di voglia di conoscersi e mettersi alla prova.
Ed è così che a Gennaio mi sono trovato a Cucùta, dove per alcuni mesi ho dato una mano agli altri volontari e agli operatori che lavorano nella Missione. Si è trattato in buona parte di lavoro fisico, reso ancora più duro dalle difficili condizioni meteorologiche (ogni giorno almeno 42 gradi!). Per un periodo mi sono occupato anche dei corsi di alfabetizzazione per i bambini del barrio e delle attività ludiche. È stata di certo un’ esperienza incredibile, in cui ho imparato tanto e che soprattutto mi ha dato la possibilità di conoscere a fondo la realtà politica, sociale ed economica della Colombia.
La forte coesione tra volontari, padri e operatori, all’ interno della missione, ha costituito un grande valore aggiunto. A Cucùta, infatti, da quando ci si sveglia fino a quando si va a dormire tutto viene fatto in condivisione ed è forte la sensazione di sentirsi in una vera e propria famiglia.
Dopo Cucùta è arrivata Città del Capo, dove mi trovo tuttora, destinazione da me a lungo ricercata per via delle attività svolte dagli scalabriniani a favore dei rifugiati africani.
Il Sud Africa è un paese di forti contrasti e diversità, ma soprattutto è molto distante dall’ idea di “Africa nera” che spesso ci portiamo dietro, anche per via dagli stereotipi e dei luoghi comuni che caratterizzano i dibattiti e l’ informazione sul continente africano.
Qui non ci sono bambini con la pancia che scoppia, conflitti interetnici senza fine e neppure terribili malattie tropicali. Per certi versi è come trovarsi in Europa e anche lo stile di vita è decisamente molto “europeizzato”.
Ciò non toglie che vi siano un’ enormità di problemi tra cui povertà, disoccupazione e criminalità, anche se a mio avviso nel paese si respira un clima di forte rinnovamento; la democrazia infatti non ha ancora compiuto 15 anni e le persone si portano dentro una grande volontà di cambiamento. E’ certo che il processo è solo all’ inizio e ancora le contraddizioni e le disuguaglianze sono enormi.
Dopo quasi sei mesi dal mio arrivo a Cape Town inizio a intravedere i frutti del lavoro portato avanti sinora e per questo già posso dire di avere raggiunto buona parte dei miei obiettivi. Le attività che vengono svolte allo Scalabrini Centre sono molteplici e si dividono in vari aspetti: Welfare (assistenza e accoglienza) da un lato, e Development (corsi di formazioni e istruzione) dall’ altro. Le giornate passano veloci e ogni giorno, ogni momento, porta qualcosa di nuovo con sé e arricchisce sempre di più questa mia esperienza.
Tante volte ho pensato a quale fosse la cosa più significativa su cui riflettere in questi mesi. Non credo di avere dubbi. Ciò che infatti mi dà spesso la forza e alimenta ogni giorno la mia motivazione e voglia di stare qui, è la consapevolezza che se delle persone, mosse da ideali comuni, decidono di operare insieme possono davvero fare cose straordinarie e inimmaginabili.
Credo che molte volte quello che frena tanti ragazzi come noi ad avvicinarsi al volontariato, alla cooperazione e alle attività sociali, sia il fatto di credere di non poter cambiare niente da soli e di non avere alcun potere di intervento sulle tante situazioni di difficoltà e disagio sociale che ci circondano.
Senza fare della facile retorica, posso dire di essermi reso conto in questi mesi che insieme agli altri si possono fare cose molto incisive. Ho toccato con mano due realtà diverse come quella di Cùcuta e di Cape Town e ho avuto modo di conoscere tutte le attività e i progetti che gli scalabriniani, nel corso degli anni, hanno creato dal nulla.
Ciò mi ha davvero confortato e rasserenato.
Non è possibile raccontare in queste poche righe tutta la gioia e la soddisfazione provate in questi mesi, di certo, ogni giorno, sono sempre più felice della scelta che ho fatto e della possibilità che mi è stata offerta.
Un saluto a tutti.
Sergio
Cape Town, 21 Ottobre 2007
martedì 23 ottobre 2007
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3 commenti:
grazie sergio...
Ciao Sergio,
complimenti! Meno male che non sei un campione di comunicazione...eheheh!
grazie...per me che sono prossima alla partenza, è molto importante leggere queste testimonianze. I dubbi che popolano i miei pensieri in questo periodo sono tantissimi, ma ogni volta che leggo lettere come questa, una certezza c'è...è il legame che unisce ogni volontario, negli ideali, nelle convinzioni e nel sapere che basterebbe poco per avere un mondo migliore. Sento che quella rete, di cui tanto ho sentito parlare durante il corso, ci raggiunge in qualunque Paese, annullando le distanze.
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